martedì 17 gennaio 2017

Perché il disastro è colpa del “no”

L’abc di un disastro annunciato, le facce di bronzo dei politici del "no". Perché l'Europa non può più aiutarci.



Le parole "sconfitta" e "sonora batosta" si sprecano in riferimento a Renzi in questi giorni.

Quanto ci metteranno gli italiani a comprendere che a essere stati sconfitti il 4 dicembre sono stati sopratutto loro? Che la sonora batosta è stata presa dall’Italia ben più che da Matteo Renzi?
Pensate che Renzi morirà di fame?

No. Saremo noi, gente comune, a pagare. Pagheremo caro e salato.

Tutto questo era stato annunciato quando si discuteva del referendum.

L’Europa era disposta a spendere e investire in un paese, l’Italia, se questo aveva buoni indici di produttività (si vedano i vincoli di bilancio sempre meno stringenti quanto più alto è stimato il PIL potenziale di un paese e dunque la sua produttività).
Ma l’Italia non aveva buoni indici di produttività - come del resto non li ha tuttora.

L’Europa tuttavia era disposta a investire in Italia se l’Italia avesse fatto riforme per migliorare la propria produttività (Si vedano le politiche di coesione, allentamento vincoli di bilancio e sovvenzioni e investimenti per premiare i miglioramenti della governance e della capacità amministrativa) .
L’Italia queste riforme nel segno dell’efficienza non poteva farle - come non può farle tuttora - troppo malcontento, troppo pochi gli strumenti di governo.

L’Europa a quel punto era disposta ad aiutarci nel senso di darci denaro e vincoli più elastici se avessimo fatto le riforme costituzionali necessarie per dare ai governi il potere di fare le riforme di efficientizzazione per aumentare la produttività italiana… (Proprio in vista dell’auspicato successo del referendum erano stati concessi a Renzi margini senza precedenti)

Avete preso fiato?

Bene, anzi male.
L’Italia non è riuscita a fare nemmeno questo.

L’Italia ha detto “no”. Lo ha detto grande come i suoi indici di analfabetismo funzionale. E per l’Unione Europea smettiamo di essere interessanti, scivoliamo di nuovo tra i problemi irrisolvibili da contenere senza speranza di poterli risolvere. 

Come da previsioni, dopo il fallimento del referendum  si è prodotto il disastro. Il quadro ha dell’incredibile.

Con la perdita dell’ultima “A”  - dell’ultima agenzia di rating che ce ne dava una - , costerà più caro farsi prestare denaro e dunque ci saranno meno investimenti, meno soldi per tutti.

Con la richiesta di precisazioni avanzata dalla UE si profila un’ulteriore contrazione della spesa pubblica per tre miliardi - su un paese già reduce da un anno di deflazione -  e/o lo scatto automatico delle clausole di salvaguardia con l’aumento dell’Iva.

La mancanza di liquidità  bloccherà ulteriormente l’attività economica.

Il Fondo Monetario Internazionale, ha pienamente ragione nel vedere nero riguardo all’Italia e quando - a dicembre prossimo, con la fine del quantitative easing -  Draghi smetterà di prestare denaro alle nostre banche, i nostri titoli di Stato diverranno carta straccia. Le banche che ne posseggono tantissimi entreranno ulteriormente in crisi. Intanto i valori immobiliari scendono e  scendono…

Ora quanto vi sto dicendo è perfettamente noto a uomini come D’Alema e Bersani. Ed è del tutto fuori di logica che uomini di Stato come loro abbiamo potuto scientemente mettere l’Italia in una condizione simile.

Per me è incomprensibile.

Un’unica spiegazione - non giustificativa - può spiegarlo: la paura che un sistema maggioritario facesse vincere Grillo. E qui nasce la domanda.

Non mi si accusi di essere grillista.

Ma “quando” e “come” potrebbero mai i grillisti fare peggio per l’Italia di questo blocco della nostra economia?  

L’opportunità di dare all’Italia un sistema efficiente e una chance valeva bene il rischio di fare la nota prova budino dei grillisti al governo. E invece non è stata colta.

Come potremo mai perdonare i pavidi vecchi politici del “no”?

Per saperne di più

Sul sistema bastone e carota dell’Europa si vedano le video lezioni di una signora molto signora, Vittoria Carparelli, Consigliere Economico della Rappresentanza della Commissione UE in Italia.  Sono stati preparati per la formazione continua dei giornalisti e sono fantastici. Consiglio «L’età dell’Euro» e sopratutto «Le politiche europee per la crescita».